– Radicamento

– Espansione

– Scopo

– Tenerezza

– Azione

Non Vuole Curarti

Ma Ti Guarisce lo Stesso

ACT + Mindfulness = R.E.S.T.A.

di Antonio Cutrupi, M.D.

«RESTA: Radicati in te stesso. Espandi ciò che senti. Segui ciò che conta. Trattati con tenerezza. Agisci con coraggio.»

Immagina un percorso di aiuto terapeutico che non punta dritto al bersaglio, eppure lo colpisce in pieno.

Una terapia che non si accanisce contro l’ansia, non ingaggia battaglie contro la depressione, non mette la rabbia sul banco degli imputati.
Eppure, a un certo punto, ti accorgi che l’ansia ha mollato un po’ la presa. Che la tristezza non è più una zavorra, ma un tempo di passaggio. Che la rabbia… è diventata una strana forma di carburante per cambiare rotta.

No, non è una magia. È solo un cambio di prospettiva.

Ed è radicale.


Cosa succede se smettiamo di combattere ciò che proviamo?

L’ACT – Acceptance and Commitment Therapy – nasce proprio da questo cortocircuito rivoluzionario: il dolore psicologico non è il problema da eliminare, ma un segnale da ascoltare.

Parliamo di una terapia fondata su solide basi scientifiche, figlia delle scienze comportamentali e cognitive, ma cresciuta a pane e mindfulness, nutrimento emotivo, compassione e valori profondi.

Non ci viene chiesto di “pensare positivo”. Ci viene proposto di stare – con coraggio e con gentilezza – in mezzo alla tempesta.
Di abitarla. Di ascoltarla. E poi di scegliere. Di agire in direzione della vita che vogliamo vivere, anche se il cuore ci batte forte.


Curare senza curare?

No, non è un paradosso zen. O forse sì.

L’ACT – come scrive Russ Harris – non si prefigge di ridurre i sintomi. Eppure i sintomi, spesso, si riducono. Perché?

Perché quando smettiamo di combattere l’esperienza interna, quando smettiamo di volerci “aggiustare”, iniziamo a fiorire.

«La tua mente è come un cane da pastore. Instancabile. Ti insegue, ti abbaia dietro, ti spinge a correre dove non vuoi. Ma se ti fermi e lo guardi, se gli parli con voce ferma, scopri che voleva solo proteggerti. Male, certo. Ma con buone intenzioni.»


Mindfulness + ACT: presenza che cura

Qui entra in scena la Mindfulness, non come tecnica da 10 minuti su un’app, ma come atteggiamento. Come qualità dell’attenzione. Come radicamento.

Nel mio approccio, che chiamo la mindfulness non è solo uno strumento, ma è il “come” viviamo tutto il resto.
È una postura interiore: stare, osservare, permettere.
È una lente viva: guardare le emozioni senza giudizio, i pensieri senza identificarci, il corpo senza vergogna.

ci ricorda che non si cambia scappando, ma tornando. Tornando a sé, non per isolarsi dal mondo, ma per ri-abitarlo. E nel farlo, piano piano, il sintomo diventa solo un’informazione.

Non un nemico. E l’anima si alleggerisce.

Non perché sia “guarita”, ma perché finalmente… respira.


I valori come bussola, non come decorazione

E se non curiamo i sintomi… cosa facciamo?

Agiamo. Costruiamo. Coltiviamo la nostra direzione.

I valori non sono aspirazioni astratte, ma coordinate GPS dell’anima. Compassione, perdono, autenticità, amore per sé e per l’altro: non sono tecniche. Sono orizzonti.


Un approccio terapeutico antico e moderno al tempo stesso

ACT è una terapia che sembra nuova, ma suona antica. Risuona con il Buddhismo, con il messaggio esoterico, con la saggezza di chi ci ha sempre detto: «Tu non sei i tuoi pensieri».

Ma ha anche la struttura e il rigore delle scienze moderne: funziona, è replicabile, ed è… viva.


E quindi?

Forse è il momento di smettere di chiederti:
«Come faccio a liberarmi dell’ansia? A non pensare più certe cose?»

E iniziare a chiederti:
«Che tipo di vita voglio creare, anche insieme a queste emozioni?»

La risposta non sarà perfetta. Ma sarà vera. E sarà tua.


Hai mai desiderato un incontro con qualcuno o qualcosa che non voglia “aggiustarti”?
Magari è proprio quella che stavi cercando.

Scrivimi in DM e poi

R.E.S.T.A.


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