
“Vivere la felicità senza aggrapparsi alle emozioni.”
Tutti noi desideriamo stare bene. È un impulso naturale, parte dell’essere umani. Ma cosa succede quando ci aggrappiamo troppo ai momenti positivi, cercando di farli durare per sempre?
Il paradosso è che anche le emozioni piacevoli, se trattenute con troppa forza, possono diventare fonte di sofferenza.
Quando le trasformiamo in un obiettivo fisso, smettiamo di lasciare che vadano e vengano in modo naturale.
Ci fissiamo su “dover provare solo certe emozioni” e rifiutiamo tutte le altre che inevitabilmente emergono lungo il cammino verso ciò che conta davvero per noi.
Il risultato? Inseguire la felicità finisce per ridurla.
Apprezzare non è lo stesso che trattenere
C’è una differenza importante tra assaporare un momento di gioia e aggrapparsi ad esso. Nel primo caso, ci apriamo alla vita; nel secondo, ci chiudiamo, nel timore di perderlo.
Come insegna l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy), il benessere non nasce dall’eliminare emozioni negative o dal voler prolungare quelle positive, ma dal lasciare spazio a tutto quello che c’è, aprendoci sia alla luce che alle ombre.
Il rischio di inseguire solo il “positivo”
Nell’ACT, c’è un detto: “Se non sei disposto a provarlo, ce l’hai già”. È un riferimento all’evitamento esperienziale: il tentativo di tenere lontane le emozioni difficili finisce per farcele trovare sempre di fronte. È come cercare di spingere un pallone sotto l’acqua: più ci provi, più rimbalza in superficie.
Lo stesso accade quando inseguendo solo il “positivo” ci rifiutiamo di fare spazio al resto della nostra esperienza.
Un modo diverso di coltivare la felicità
Rick Hanson propone una pratica semplice: lascia che le esperienze positive ti tocchino in profondità, ma senza farne un’ancora cui aggrapparti. Non devono diventare qualcosa che “devi avere” a tutti i costi.
È come innaffiare un giardino: lo fai con cura, amore e presenza, pur sapendo che il clima cambierà, che non puoi controllare ogni cosa, e che la vita stessa è finita.
Pratica Esperienziale: Lasciare che il positivo vada e venga
Durata: 3 minuti – Puoi farlo ovunque, anche seduto alla scrivania.
- Scegli un ricordo positivo – Ripensa a un momento recente che ti ha fatto sentire bene: un sorriso ricevuto, un tramonto, un gesto gentile.
- Rivivi i dettagli – Chiudi gli occhi e porta alla mente colori, suoni, sensazioni fisiche di quel momento. Nota come si sente il corpo mentre lo ricordi.
- Apriti alla sensazione – Inspira lentamente e immagina di “lasciare entrare” quella sensazione nel petto o nello stomaco. Non cercare di farla durare: limitati a sentirla.
- Lasciala andare – Quando noti che la sensazione cambia o svanisce, lascia che accada. Nota che, anche se è andata, il ricordo e il significato restano.
- Rifletti per un istante – Chiediti: “Com’è stare in contatto con qualcosa di bello… senza possederlo?”
Scopo dell’esercizio: allenare la capacità di assaporare senza aggrapparsi, aprendo spazio sia al positivo che al negativo della vita.
Il messaggio finale
La felicità non è un premio da catturare, ma un fiore che sboccia quando viviamo in coerenza con i nostri valori, aperti a tutta la gamma delle emozioni. Non si tratta di smettere di desiderare il benessere, ma di coltivarlo senza pretendere di possederlo.
In altre parole: non inseguire la felicità… cammina con lei.
Dalla scrivania del
Dott. Antonio Cutrupi.
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