Quattro chiacchiere con il Giuslavorista.

Uscita anticipata dal servizio per malessere: tutela, responsabilità, governance.
Nel contesto lavorativo, e in particolare in ambito sanitario, possono insorgere condizioni di malessere psicofisico acute, imprevedibili e transitorie tali da rendere non appropriata la prosecuzione dell’attività.
La tutela della salute del lavoratore è un principio di rango costituzionale ed è parte integrante delle responsabilità organizzative e gestionali.
Non ogni episodio di malessere configura automaticamente un’assenza per malattia certificabile, né può essere ricondotto in modo meccanico a strumenti di compensazione oraria o a permessi per esigenze personali.
Modelli organizzativi che, anche indirettamente, trasformano l’evento di salute in un onere individuale rischiano di produrre effetti distorsivi:
– disincentivano comportamenti responsabili
– favoriscono la prosecuzione dell’attività in condizioni non idonee
– spostano il rischio dal sistema al singolo professionista
In ambito sanitario questo aspetto è particolarmente critico.
La permanenza in servizio in condizioni psicofisiche non adeguate non è indice di affidabilità professionale, ma un potenziale fattore di rischio organizzativo e assistenziale.
Le procedure e gli strumenti informatici sono essenziali per il governo dei processi, ma non possono sostituire la valutazione sostanziale delle condizioni di lavoro, né comprimere diritti riconosciuti dall’ordinamento e dalla contrattazione collettiva.
La qualità di una governance matura si riconosce nella capacità di distinguere tra controllo e tutela, tra rigidità procedurale e responsabilità sistemica.
La salute del professionista non è un’eccezione da amministrare, ma una componente strutturale della sicurezza delle cure e della sostenibilità organizzativa.
È in questo equilibrio, più che in qualsiasi automatismo, che si misura la solidità delle istituzioni sanitarie.
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