• Dalla scrivania del Dottor Cutrupi

    Psicoigiene: la manutenzione ordinaria della mente.

    Tra neuroscienze, Psicosintesi e la saggezza di Siddhartha

    Perché laviamo i denti ogni giorno… ma non la mente?

    Ci laviamo i denti.

    Facciamo il tagliando all’auto.

    Controlliamo pressione, colesterolo, glicemia.

    Ma la mente?

    Quella la lasciamo andare “a sentimento”.

    Poi ci stupiamo se va in ebollizione.

    Eppure la mente, come il corpo, ha bisogno di manutenzione ordinaria.

    Non solo quando “si rompe”, ma soprattutto prima.

    Ed è qui che entra in scena la psicoigiene.

    Cos’è davvero la psicoigiene?

    La psicoigiene non è psicoterapia.

    Non è solo life coaching.

    Non è meditazione new age con incenso e campanellini tibetani.

    È una disciplina di prevenzione mentale ed emotiva.

    Come l’igiene orale previene la carie, la psicoigiene previene:

    stress cronico, somatizzazioni, burnout, ansia disfunzionale, disintegrazione emotiva, blocchi decisionali, rigidità comportamentale.

    In una parola: previene la sofferenza inutile.

    La mente non si ammala all’improvviso

    La mente non crolla come un fulmine a ciel sereno.

    Accumula.

    Stratifica.

    Tace.

    Stringe i denti.

    Poi un giorno: arriva l’insonnia, compare l’ansia “senza motivo”, esplode la rabbia repressa, si perde la motivazione, il corpo inizia a parlare (gastrite, colon, cervicale, tachicardia…)

    E noi diciamo:

    “Dottore, ma io fino a ieri stavo benissimo…”

    No.

    Stavi resistendo.

    La psicoigiene è medicina preventiva della mente.

    È l’equivalente psicologico di:

    dieta equilibrata, attività fisica quotidiana, sonno regolare e controlli periodici.

    Applicata alla psiche.

    Significa allenare:

    consapevolezza emotiva, regolazione dello stress, flessibilità mentale, capacità di scelta, contatto con i propri valori, integrazione delle parti interne

    Significa imparare a stare con se stessi senza scappare.

    Il contributo della Psicosintesi di Roberto Assagioli

    Accanto agli approcci moderni, la psicoigiene trova un pilastro teorico e clinico nella

    Psicosintesi di Roberto Assagioli, uno dei modelli più completi e lungimiranti della psicologia europea.

    Assagioli parte da un presupposto semplice e potentissimo:

    L’essere umano non è un sintomo.

    È un sistema.

    La sua visione anticipa di decenni le moderne terapie integrative.

    La mappa della psiche: il modello ovale

    Secondo la Psicosintesi, la personalità è composta da più livelli di coscienza:

    Inconscio inferiore sede degli impulsi primitivi, dei traumi, delle emozioni non elaborate Inconscio medio area delle abitudini, delle competenze, degli schemi appresi Inconscio superiore (superconscio) spazio delle potenzialità, dell’intuizione, della creatività, della vocazione Campo di coscienza ciò che in questo momento è presente alla mente Io cosciente il centro dell’esperienza, l’osservatore interno Sé il principio unificante e direttivo della personalità

    La psicoigiene, in questa prospettiva, non lavora solo sui sintomi, ma sull’armonia dell’intero sistema.

    Disidentificazione: la prima vera igiene mentale

    Assagioli introduce un concetto chiave, oggi ripreso da ACT, mindfulness e IFS:

    “Io ho un’emozione, ma non sono quell’emozione.

    Io ho un pensiero, ma non sono quel pensiero.”

    Questa è la disidentificazione.

    È il primo gesto di igiene mentale:

    separare l’Io dall’esperienza interna, per tornare a governarla.

    Senza disidentificazione non c’è libertà.

    C’è solo reazione automatica.

    La volontà come funzione clinica;

    Altro contributo fondamentale di Assagioli è la volontà.

    Non come forza di ferro, ma come funzione psicologica integrata:

    volontà buona

    volontà forte

    volontà saggia

    È la capacità di orientare la propria vita secondo valori e significato.

    In termini moderni:

    è l’anello mancante tra consapevolezza e azione.

    Il contributo di Siddhartha Sakyamuni: la clinica della coscienza

    Molto prima che nascesse la psicologia, un medico dell’anima aveva già formulato una diagnosi impeccabile.

    Il suo nome era Siddhartha Gautama, detto il Buddha.

    Non fondò una religione.

    Fondò una clinica della coscienza.

    Il suo modello era semplice e chirurgico:

    Esiste la sofferenza La sofferenza ha delle cause La sofferenza può cessare Esiste una via per farla cessare

    Le Quattro Nobili Verità sono, di fatto, un protocollo terapeutico ante litteram:

    anamnesi

    eziologia

    prognosi

    terapia

    La sofferenza nasce dall’attaccamento

    Secondo Siddhartha, la radice della sofferenza non è il dolore, ma l’attaccamento:

    alle idee

    alle aspettative

    all’immagine di sé

    al controllo

    al bisogno che le cose vadano come vogliamo noi

    In termini moderni diremmo: rigidità cognitiva.

    La psicoigiene lavora esattamente qui:

    nel punto in cui la mente smette di essere uno strumento e diventa una prigione.

    Presenza e libertà

    La pratica della presenza consapevole — ciò che oggi chiamiamo mindfulness clinica — nasce direttamente dall’insegnamento di Siddhartha.

    Non serve a rilassarsi.

    Serve a vedere.

    Vedere i pensieri mentre passano.

    Vedere le emozioni mentre sorgono.

    Vedere l’ego mentre si agita.

    E scoprire che noi non siamo nulla di tutto questo.

    È la stessa disidentificazione di Assagioli.

    È la stessa defusione dell’ACT.

    È lo stesso Self dell’IFS.

    Cambiano i nomi.

    La mappa è la stessa.

    Gli strumenti della psicoigiene moderna

    Una psicoigiene seria non è fatta di frasi motivazionali sui social.

    È fatta di strumenti clinicamente solidi.

    Training Autogeno

    Rieduca il sistema nervoso all’autoregolazione.

    Riduce iperattivazione simpatica, somatizzazioni, insonnia.

    ACT – Acceptance & Commitment Therapy

    Insegna a:

    smettere di combattere le emozioni tornare ai propri valori agire anche con la paura a bordo

    IFS – Internal Family Systems

    Aiuta a integrare le parti interne:

    il critico il controllore il bambino ferito il perfezionista il sabotatore

    Perché dentro non siamo uno.

    Siamo un’équipe.

    Mindfulness clinica

    Non per svuotare la mente.

    Ma per abitarla.

    A chi serve la psicoigiene?

    Serve a:

    professionisti sotto pressione medici e operatori sanitari genitori stanchi adolescenti in crisi identitaria persone iperperformanti chi “regge tutto” da anni

    Serve a chi funziona.

    Ma è stanco di sopravvivere.

    Psicoigiene non è debolezza. È intelligenza.

    Andare dal dentista non è segno di denti deboli.

    È segno di cervello funzionante.

    Prendersi cura della mente:

    non è fragilità non è perdita di controllo non è “avere problemi”

    È responsabilità verso se stessi.

    Conclusione

    La psicoigiene è una medicina preventiva della coscienza.

    Una sintesi tra neuroscienze, psicologia clinica e antica saggezza.

    Assagioli ci ha insegnato a unificare la personalità.

    Le terapie moderne ci insegnano a regolare il sistema nervoso.

    Siddhartha ci insegna a liberarci dalla schiavitù della mente.

    Tre linguaggi diversi.

    Un’unica direzione.

    Perché la mente non è una macchina.

    Ma è l’unico luogo in cui vivremo per tutta la vita.

    E vale la pena tenerla in ordine.

    Dott. Antonio Cutrupi

    Chirurgo pediatrico – Urologo

    Counselor e formatore in psicoigiene, Training Autogeno e integrazione mente-corpo.

    www.drantoniocutrupi.com

Dott. Antonio Cutrupi

Medico Chirurgo - Specialista in Chirurgia Pediatrica

Vai al contenuto ↓