Dott. Antonio Cutrupi

Medico Chirurgo – Specialista in Chirurgia Pediatrica

Ordine dei medici OMCEO 7896-RC

In ambito medico-chirurgico
· Chirurgia e Urologia Pediatrica
· Chirurgia mini-invasiva pediatrica
In ambito formativo e di sviluppo personale (UpMind, Lugano, Svizzera)
·Docente di Training Autogeno (Trainer TAI-TAS)
· ACT – Acceptance and Commitment Therapy (formazione APL/PESI con S. Hayes, 2025)
· Mindfulness (Advanced Mindfulness Professional Teacher Training)
· Ipnosi clinica (IHA Certified Member)
· Psicosintesi assagioliana
· Programmazione Neuro-Linguistica (Master Practitioner)
· Alta Formazione in Counseling – APL Psicologi della Lombardia, 2025

Dalla scrivania del Dott. Antonio Cutrupi

C’è un momento, di solito verso il terzo giorno di ferie, in cui me ne accorgo: il corpo è arrivato in vacanza, la mente no. Il corpo è sotto l’ombrellone o su un sentiero di montagna; la mente è ancora in reparto, in aula, dentro una mail non risposta. E allora mi torna utile quello che insegno — e che, come tutti, fatico a praticare: le ferie non sono un luogo dove si arriva. Sono un modo di stare.

La trappola della “vacanza perfetta”

L’estate porta con sé un copione silenzioso: adesso devo rilassarmi, adesso dobbiamo divertirci, adesso la famiglia deve funzionare. È un paradosso che nella Acceptance and Commitment Therapy (ACT) conosciamo bene: più insegui uno stato interno — il rilassamento, la serenità, l’armonia familiare — più questo si allontana. È la lotta contro l’esperienza, non l’esperienza stessa, a generare sofferenza.

Perché la verità è che le ferie in famiglia contengono di tutto: bambini che litigano in auto dopo venti minuti di viaggio, adolescenti che vorrebbero essere altrove, coppie che si ritrovano — finalmente e improvvisamente — con tempo da condividere e non sempre sanno più come farlo. Anche la noia, anche l’irritazione, anche quella punta di malinconia che arriva certe sere d’agosto. Va tutto bene così. Non è il segno che la vacanza è “sbagliata”: è il segno che è vera.

Tre pratiche ACT da mettere in valigia

1. Contatto con il momento presente. La mente è una macchina del tempo: viaggia continuamente verso il rientro, la lista delle cose da fare, il “quest’anno l’estate è già finita”. Quando ve ne accorgete, non serve combatterla. Basta notarla — “ecco la mia mente che è già a settembre” — e tornare con i sensi a ciò che c’è: l’odore della crema solare, la mano di vostro figlio, il rumore del vento. Cinque respiri. È tutto lì.

2. Defusione dai pensieri-giudice. “Non sono un buon genitore, ho perso di nuovo la pazienza”, “dovrei godermela di più”, “gli altri sembrano più felici di noi”. Sono pensieri, non fatti. Provate a metterci davanti la formula: “sto avendo il pensiero che…”. Cambia tutto: il pensiero resta, ma smette di guidare la macchina.

3. Azione guidata dai valori. La domanda non è “come mi sento?”, ma “che genitore, che partner, che persona voglio essere in queste due settimane?”. Presente, curioso, giocoso, tenero? I valori sono una bussola, non una meta: non si raggiungono, si camminano. E un pomeriggio imperfetto passato davvero insieme vale più di dieci giornate impeccabili vissute col pilota automatico.

La genitorialità come pratica di presenza

I nostri figli non ci chiedono vacanze memorabili. Ci chiedono di esserci. Lo vedo ogni giorno anche in ambulatorio: ciò che regola un bambino non è la perfezione del contesto, ma la disponibilità emotiva dell’adulto che ha accanto. L’estate, con i suoi tempi dilatati, è un’occasione rara per allenare proprio questo: ascoltare senza correggere, giocare senza scopo, tollerare la noia insieme — perché è dalla noia condivisa che nascono le idee, i racconti, le confidenze.

E vale anche per la coppia. Le ferie mettono i partner l’uno di fronte all’altra senza le impalcature della routine. A volte è un regalo, a volte è scomodo. Anche qui l’ACT suggerisce una via: fare spazio a ciò che emerge — inclusi i silenzi e le frizioni — e scegliere, un gesto alla volta, la direzione della cura.

Una novità per chi lavora con le persone

Ed è proprio di relazioni, intimità e coppia che parla la novità che porto con me in questo rientro: a ottobre parte a Lugano, presso UpMind, il nuovo Corso di Alta Formazione in Counselling Sessuologico e Relazionale — un percorso di 200 ore rivolto ai professionisti della salute e della relazione d’aiuto che desiderano acquisire strumenti concreti per accompagnare persone e coppie nella loro vita affettiva, sessuale e relazionale. Un lavoro che intreccia sessuologia, counselling e — naturalmente — molto di quello di cui abbiamo parlato qui: presenza, accettazione, valori.

Se volete saperne di più, scrivetemi ad antonio.cutrupi@upmind.ch: sarà un piacere raccontarvelo al rientro.

http://upmind.ch/formazione-benessere/corso-counseling-sessuologico-e-relazionale/

Buone ferie, davvero

Vi auguro un’estate imperfetta e vera. Con la sabbia nelle scarpe, qualche litigio in auto, e almeno un momento — uno solo basta — in cui vi accorgerete di essere esattamente lì, con le persone che amate, senza voler essere da nessun’altra parte.

Ci rileggiamo a settembre.

Dott. Antonio Cutrupi — Medico Chirurgo, specialista in chirurgia pediatrica. Docente di TA- Ipnosi clinica – Mindfulness e ACT – formato in counseling psicologico.


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